Nessun problema legale nel riprodurre tracce di strumenti come basi audio e suonare dal vivo le tracce rimanenti.
Il punto di vista etico forse neppure esiste, parlerei piuttosto di un punto di vista morale.
La soddisfazione, l'orgoglio verso se stessi, aumenta all'aumentare del prodotto realizzato con le proprie forze.
Individuo una scala di orgoglio, in cui ci si sente appagati:
1) si suona tutto dal vivo, nessun uso di sequencer, serve un gruppo completo;
2) si suonano dal vivo le parti che si possono eseguire, il resto col sequencer con tracce realizzate personalmente;
3) si suonano dal vivo le parti che si possono eseguire, il resto col sequencer con tracce MIDI realizzate da altri;
4) si suonano dal vivo le parti che si possono eseguire, accompagnando le tracce audio originali;
5) non si suona nulla dal vivo, solo tracce MIDI realizzate da altri e tracce audio originali, ogni tanto forse si fa solo qualche sporadico intervento dal vivo.
Moltissimi adottano la tecnica n.5, io se non posso adottare la n.1 comunque non mi spingo oltre la n.2, che credo sia quello che vuoi fare tu.
Per quanto mi riguarda devo parlare al passato, poiché ho smesso di fare il pianobar molti anni fa.
Sono troppi infatti coloro che si presentano con un repertorio sviluppato su MIDI scaricate da Internet dove al massimo eseguono dal vivo una traccia d'accompagnamento e qualche volta intervengono sui fraseggi, ma non è neppure questo che mi ha sdegnato più di tanto.
Ciò che mi ha letteralmente disgustato è che si sono proposti a prezzi stracciati, stracciando però anche la qualità, con suoni orribili, ritmi piatti, strumenti messi a casaccio ed esecuzione vocale molto scarsa, affidata a sé stessi piuttosto che affidarsi ad un vero cantante.
Spesso costoro si sono poi riparati dietro il karaoke, facendo cantare persone che involontariamente riportavano un po' più in alto la qualità delle sue esecuzioni.
Però è questo che i gestori vogliono: la gente deve entrare nel locale e divertirsi, e più il divertimento è alto, più il guadagno sarà assicurato.
E chi se ne frega della qualità del lavoro, del fatto che ti sei impegnato personalmente ed artisticamente nel realizzare una bella serata, se costi tanto hai perso, punto.
E siccome di farmi la schiena per guadagnare gli stessi due soldi degli altri automatizzati (con rispetto parlando di chi usa le basi ma mantiene comunque alta la qualità dell'esecuzione) non avevo voglia, decisi di chiudere definitivamente col piano bar.
Ultima nota.
Prima di arrotondare lo stipendio con qualche serata di piano bar, soprattutto estiva, prima cioè di approdare all'arranger, ho passato un paio d'anni a suonare il pianoforte in un paio di locali, accompagnato da una cantante: solo voce (la sua) e piano (del proprietario del locale, non avrei avuto i fondi per una coda del genere).
Beh, sarà una mia fissazione, sarà che ero appena uscito da un lungo periodo di esecuzioni classiche, ma tutti gli anni successivi passati sull'arranger messi insieme non mi hanno mai dato la stessa soddisfazione di quegli unici due passati sul pianoforte.
Ok, fine del momento nostalgico.
Dopo la parentesi del pianobar (per concludere la serie "e chi se ne frega") mi sono dato ai live in gruppo, quasi sempre in progetti cover.

